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Home Associazione Newsletter n. 44/2018 del 30/11/2018 - BRUXELLES, TAJANI RICEVE LORUSSO E VERNA: «IN QUESTE CONDIZIONI GIUSTO NON INCONTRARE DI MAIO»

- BRUXELLES, TAJANI RICEVE LORUSSO E VERNA: «IN QUESTE CONDIZIONI GIUSTO NON INCONTRARE DI MAIO»

«Avete fatto bene a non incontrare Di Maio». Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, riceve a Bruxelles il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e il presidente del Cnog, Carlo Verna, e, soprattutto da giornalista, si schiera al fianco degli enti della categoria. Tajani conviene con Federazione della Stampa e Ordine dei giornalisti sulla necessità che gli incontri istituzionali si tengano in un clima di reciproca legittimazione. Sindacato e Ordine ribadiscono che, senza le scuse del ministro per gli insulti rivolti alla categoria e, soprattutto, se non si mette da parte qualsiasi tentativo di fare propaganda, non sarà possibile avviare alcun confronto. A margine dell'iniziativa 'Le sfide del giornalismo europeo', organizzata dall'eurodeputata S&D Isabella De Monte, il presidente Tajani spiega di condividere le preoccupazioni per gli attacchi di cui sono vittima i giornalisti italiani da parte di una forza di governo e assicura che anche nel Parlamento Ue saranno messe a punto iniziative a sostegno della libertà di informazione e della sicurezza dei giornalisti in tutti i Paesi dell'Unione. All'evento sulla libertà di stampa in Italia e in Europa promosso in Belgio, con Raffaele Lorusso e Carlo Verna anche Renate Schroeder, direttore della Federazione europea dei giornalisti; l'europarlamentare Cecile Kyenge; il presidente dell'Assostampa Fvg, Carlo Muscatello e il presidente dell'Ordine del Fvg, Cristiano Degano. A moderare i lavori il giornalista Giulio Garau.
«Esiste un problema di libertà di stampa in Italia. Oggi assistiamo al tentativo di rendere marginale l'informazione da parte di chi non soltanto ha insultato pesantemente i giornalisti, ma ha anche messo all'ordine del giorno provvedimenti che portano ad indebolire ulteriormente la stampa e soprattutto gli organi di stampa più deboli», oltre che «ad un tentativo vergognoso di strumentalizzare i giornalisti precari», esordisce il segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana.
Per Lorusso «il ministro Di Maio continua a convocare gli organismi della categoria intorno ad un tavolo con non meglio identificate sigle del lavoro precario al solo tentativo di cercare di rimontare quella che è stata una brutta pagina per il governo italiano nel momento in cui si sono usati quegli epiteti nei confronti della categoria e dell'informazione italiana. Noi riteniamo che da chi sta cercando di azzerare per esempio il fondo per l'editoria, e questo produrrà nuovo precariato, non possa venire alcuna lezione sul lavoro precario».
Il segretario della Fnsi osserva poi che «la categoria dei giornalisti si difende facendo bene il proprio lavoro, continuando ad esercitare sia la funzione principale, che è quella di informare i cittadini, ma anche esercitando il diritto di critica ed il pensiero critico, che è esattamente quello che in questo momento una parte del governo italiano cerca di attaccare, cioè la funzione critica della stampa, la funzione di mediazione fra il potere ed il cittadino. E quindi togliere di mezzo la mediazione, impedire alla stampa di fare domande per manipolare più facilmente i consensi attraverso le piattaforme digitali a cominciare da Rousseau».
Anche l'europarlamentare Isabella De Monte evidenzia che «la libertà di stampa è ultimamente molto sotto attacco. Il Parlamento europeo è il luogo della democrazia e secondo noi la democrazia si basa sulla buona informazione e non possiamo permettere che la stampa libera sia sotto attacco. E lo è in vario modo, saltando le conferenze stampa oppure denigrando i giornalisti o screditandoli facendone venir meno l'autorevolezza. Questo va assolutamente contrastato perché è nell'interesse dei cittadini avere una buona informazione». Per De Monte, sugli attacchi alla stampa da alcuni esponenti politici «notiamo che c'è una corrispondenza tra i partiti populisti e sovranisti che vogliono arrivare direttamente alla pancia dei cittadini, e secondo noi è veramente antidemocratico procedere in questo modo». Oggi, rimarca Lorusso, «l'impresa editoriale che opera sul mercato ha gli stessi obblighi di tutte le altre imprese: dall'accesso ai finanziamenti, al costo del lavoro, al numero dei dipendenti. Ebbene, considerate la funzione e le specificità dell'informazione, la cui qualità è termometro della qualità della democrazia, forse sarebbe necessario pensare a uno statuto delle imprese editoriali, a livello europeo, che tenga conto dei principi del pluralismo, del diritto dei cittadini di essere informati, del diritto dei giornalisti a percepire la giusta retribuzione. L'impresa editoriale per la specificità del bene prodotto, l'informazione, è diversa da tutte le altre». Negli ultimi cinque anni, conclude il segretario Fnsi, «sono stati persi tremila posti di lavoro. Oggi, dei 15mila giornalisti dipendenti in Italia, ben settemila usufruiscono di ammortizzatori sociali. La tendenza al taglio del costo del lavoro non è ancora conclusa. E i 188




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